Notizie brevi
Tema centrale di questo numero: clinical reasoning
Vi ricordate del primo numero di Physioactive nella sua nuova veste? Sono passati tre anni esatti. Il tema principale era il trasferimento di conoscenze.
All’epoca non immaginavo quanto, a mia volta, avrei imparato scrivendo e revisionando gli articoli di Physioactive. Nell’intervista con Stefan Zuber e Stefan Schiller sull’insegnamento del clinical reasoning (CR) realizzata per questo numero mi sono resa conto di quante conoscenze ho acquisito lavorando per Physioswiss. Ormai, pur non essendo fisioterapista, ho familiarità con le abbreviazioni specifiche del settore, gli approcci terapeutici o i modelli e ciò mi è d’aiuto, ad esempio, durante le interviste.
Questa evoluzione ricorda quello che accade nel ragionamento clinico: già negli anni ‘80 i ricercatori rilevarono che i clinici esperti formulano ipotesi attraverso il riconoscimento di pattern – ossia confrontando in modo inconscio, rapido e automatico la situazione attuale del paziente ai casi di studio che hanno memorizzato. Il CR – il ragionamento fisioterapico – è sì un processo inconscio, ma inscindibile dall’attività professionale quotidiana. Per questo lo abbiamo scelto come tema principale di questo numero. Fra l’altro, ci chiediamo se l’intelligenza artificiale (IA) possa supportare il CR e dimostriamo che le diagnosi esterne possono infondere una falsa sicurezza e sviare a nostra insaputa il pensiero clinico.
Questo numero, oltre che di ragionamento, parla anche di futuro: ci sono novità sul progetto «Categorie di affiliazione». Inoltre la presidente di Physioswiss Mirjam Stauffer e il direttore Osman Bešić ci raccontano della nuova Strategia 2026–2030 e degli obiettivi dell’associazione.
Approfitto delle ultime righe di questo editoriale per congedarmi: questo è il mio ultimo numero. Da marzo mi aspetta una nuova sfida professionale. Grazie a tutte le persone che in questi quattro anni con Physioswiss mi hanno avvicinato al mondo della fisioterapia: è una professione preziosa e sono stata molto felice di evidenziarlo con i miei articoli. La trasmissione delle conoscenze è un processo a doppio senso – e io ho ricevuto almeno tanto quanto ho dato.
Caporedattrice
